Ci sono luoghi che vanno visti, esperienze che vanno vissute e persone che vanno incontrate almeno una volta nella vita. Ognuno ha le proprie preferenze e le proprie ambizioni di poter vedere, un giorno, un sogno tramutarsi in realta'. Uno dei miei sogni era di assistere ad un'esibizione di Patti Smith e della sua band dal vivo. E ieri sera si e' finalmente realizzato.
Non avendo vissuto direttamente la sua epoca e non essendo stata partecipe in prima persona del movimento che l'ha vista protagonista negli anni '70, mi sono sempre accontentata di seguire la sua storia attraverso i dischi e le testimonianze del passato, e cio' era gia' bastato a far nascere dentro di me una sincera ammirazione per questa cantautrice americana, donna e poetessa ribelle, madre e musicista, attivista e pacifista, definita da molti la Sacerdotessa della new-wave, genere di cui e' stata lei stessa a gettare le basi. Ho sempre immaginato un suo concerto come uno scatenarsi di forze provenienti da varie direzioni, un misto di rabbia e speranza, di passione e liberta'. Prima lo immaginavo. Ora ne sono convinta.
Ieri sera, davanti ai miei occhi, sul palco, c'era una donna di 61 anni. Una donna come non se ne vedono piu' in giro. Esile e magra, pantaloni, stivali e giacca rigorosamente neri. cappello nero che viene lasciato cadere per lasciare scoperta un'ormai bianca capigliatura che lei non si ostina a voler nascondere con finte colorazioni. Appare calma, tranquilla, emana una sensazione di pace interiore insolita. Saluta il pubblico, e inizia l'avventura, come lei stessa la definisce.
Mescola brani del passato e brani dell'ultimo album, Twelve, una raccolta di cover che vuole essere un omaggio ai grandi del rock, alcuni ancora viventi, altri purtroppo scomparsi: Jim Morrison, Jimi Hendrix, Neil Young, George Harrison, Nirvana, Tears for Fears ed altri. Bellissime le rivisitazioni di Soul Kitchen (in occasione dell'anniversario della morte del leader dei Doors) e di Smells like Teen Spirit, cosi' come l'interpretazione di G.L.O.R.I.A. e quella di A perfect day di Lou Reed prima del finale.
Il pubblico non ce la fa a tenersi, e in platea, al suono dell prime note di Because the night centinaia di persone se ne fregano della sorveglianza e dei posti a sedere e si accalcano sotto al palco, in attesa di uno sguardo, di una stretta di mano, nel peggiore dei casi di uno sputo. Eh si, perche' la sacerdotessa sputa, come ha sempre fatto. Ma non solo. Parla molto, ci dice di immergerci in questa esperienza di suoni diversi e di emozioni, di connetterci con il suo spirito e di farci trasportare. Poi racconta di un sogno fatto da lei quel pomeriggio, che fa pensare ad un abuso di sostanze stupefacenti, ma che in fondo, se fatto da lei, non risulta poi cosi' assurdo! Racconta di una sua visita ad un museo, di una famiglia di balene che le diceva di stare tranquilla, della sua visita al Pantheon di Roma e di Raffaello che le chiedeva di portarle una pizza...da perfetta visionaria e reduce degli anni '70!
La sua rabbia traspare, e' graffiante come non mai. La sua forza, la sua grinta e la sua carica sono rimaste invariate nel corso degli anni. Una voce ancora perfetta e cristallina, una capacita' interpretativa che lascia senza fiato e tocca anche le corde piu' nascoste di ognuno. Impeccabili i musicisti che non sbagliano una nota. Viene voglia di urlare, di saltare, di essere tutti un po' rivoluzionari e con la voglia di cambiare qualcosa.
Verso la fine ci incita a non ingoiare tutte le cazzate che ci propinano i nostri governi, e dice di stare attenti, perche' il loro scopo e' quello di trascinarci tutti in migliaia di piccole guerre.
Perfetta la location della Cavea dell'Auditorium, luogo ideale per un determinato tipo di spettacolo.
Si va a dormire con l'adrenalina dentro, ma anche con il sorriso sulle labbra e il cuore gonfio. Perche' concerti del genere ti riconciliano col mondo. E perche' ieri sera sul palco c'era la storia...
Ce l'hanno fatta. Ce l'abbiamo fatta, e' il caso di dirlo.
Lo scorso anno la delusione a poche ore dall'inizio del concerto, quest'anno il fato ha voluto regalarci quasi due ore di musica sorprendente e a tratti psichedelica, potente, accattivante.
Ippodromo gremito di spettatori ma soprattutto di adolescenti colorati e pettinati in stile simil-punk/dark-chic/trendy-elegant, tutti nel tentativo di emulare il frontman Brian Molko, che per l'occasione ha sfoggiato una camicetta simile ad una vestaglia da camera prima, ed un'altra piu' classica nera poi.
Si comincia con "Infra-red" e con diversi brani dall'ultimo album, in un crescendo vorticoso di suoni elettronici e chitarre prima un po' nascoste e poi sempre piu' esplosive. Molko, nonostante il suo metro e cinquanta di altezza, si dimostra perfetto padrone del palco, corre, si contorce, si muove sinuoso imbracciando la chitarra, a volte mostrando faccine dolci e occhi luccicosi e a volte alzando prontamente un dito medio a seconda delle esigenze del pezzo. Folla in delirio, si canta, si balla e ci si muove soprattutto al ritmo dei pezzi storici che non tardano ad arrivare.
"Every you, every me", "Song to say goodbye", "Sleeping with ghosts" riarrangiata e proposta in chiave piu' rockeggiante. E?poi "Taste in men", "Special K", una bellissima "Without you I'm nothing" ed altre ancora. La prima parte termina con la tanto attesa "Bitter end", e il concerto si conclude con una lunga e inaspettata versione di "20 years" che lascia il pubblico senza parole. Grande assente della scaletta e' "Pure morning", ma motivi per lamentarsi non ce ne sono.
I Placebo ieri sera hanno parzialmente sfatato il mito delle band inglesi in versione live, spesso protagoniste di esibizioni deludenti sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo (i Cure sono un caso a parte, ovviamente!), e si sono dimostrati capaci di eseguire molto di piu' di banali schitarrate selvagge e confusionarie. Del resto, lo zio Robert (Smith) ha fatto scuola, e?un certo?Duca Bianco e' stato l'ispiratore di Molko per molti anni...sara' un caso?
Nota di merito anche al gruppo spalla, gli australiani Howling Bells di cui ho subito provveduto ad acquistare il cd!
Alla faccia di chi la definisce musica vietata ai maggiori di 18 anni.
Ufficio, pausa caffe', io e tre canadesi con cui lavoro. Si chiacchiera, mi chiedono di me, se sono mai stata in Canada, se mi trovo bene con loro ecc ecc. Dico di no, che non sono mai stata in Canada e che vorrei tanto andarci, tanto piu' che proprio a Calgary ho due amici che non vedo da anni. Mi dicono che allora faranno del loro meglio e che sicuramente troveranno una scusa, un pretesto per farmi andare, magari per poco, per una riunione, un aggiornamento, una visita. Bene, dico io, magari, sarebbe il mio sogno!
"E poi"- dice candidamente uno di loro- "tanto alla fine del progetto anche tu saraitrasferita a Calgary con tutto lo staff". Io devo aver assunto l'espressione piu' ebete del mondo, occhi sgranati, bocca spalancata. "Ma dite sul serio?" dico, credendo mi stessero prendendo in giro. E Il tipo "Si, perche', non lo sapevi? Andremo tutti a seguire il progetto in loco, tu compresa".
Incredula, sorrido e dico "Che bello!!! Non vedo l'ora!Fantastico!!", ma poi ci penso...Cioe', si parla di trasferimento? E per quanto? E perche' proprio io? Insomma, la notizia mi scombussola un po', un altro spostamento non era nei miei (nostri) piani, anzi, da qui a due anni speravo di essermi gia' comprata casa e di aver quantomeno cominciato a costruire una famiglia.
Il fatto e' che non so se i miei capi stiano scherzando o dicano sul serio, e sinceramente non mi va nemmeno di approfondire la questione adesso, tanto si tratterebbe del 2009, non prima, pero' devo ammettere che la cosa mi ha lasciato senza parole! Mi hanno detto che Carlo puo' venire con me e che troveranno un lavoro anche a lui, visto che li' ci sono possibilita' a iosa (come in Italia!!!), e questo gia' mi fa tirare un sospiro di sollievo...pero' accidenti, sarebbe un bel cambiamento, un altro...e rifiutare sarebbe da matti!
Vabbe', mi e' stato dato un topic su cui arrovellarmi il cervello per tutto questo fine settimana...e non solo!
Il romanzo di Marguerite Yourcenar, a sfondo storico, è incentrato sulla storia di un personaggio immaginario: Zenone. La vita di questo protagonista inizia a Bruges agli inizi del 1500 quando viene messo alla luce da Hilzonde, una donna di nobile casata. Zenone viene avviato dalla famiglia alla carriera ecclesiastica ed affidato al canonico Bartolomeo Campanus che gli trasmette il suo grande amore per le belle lettere. Il ragazzo si appassiona subito ai libri e allo studio del sapere classico con cui ottiene dimestichezza di pensiero, ma si distacca anche dalla saggezza sacra e dalla dottrina cristiana. Dopo essersi iscritto alla scuola di teologia ed aver riportato stupefacenti risultati, Zenone decide di partire e di dedicarsi ad una vita errante per trovare se stesso girando il mondo. Svolge i più svariati lavori mentre le sue vere occupazioni sono la medicina, la filosofia e l'alchimia e per questo passa di città in città e di corte in corte sempre alla ricerca di un nuovo sapere. Scrive libri sulla scienza e sull'alchimia e spesso viene ricercato e condannato per le sue teorie atee e talvolta eretiche. La sua è l'epoca della riforma e della controriforma,periodo in cui le controversie religiose tengono banco e in cui si rischia il rogo per il solo sospetto di eresia. All'età di quarant'anni Zenone decide di tornare sui suoi passi e di trascorrere un po' di tempo a Bruges sotto il falso nome di Sebastiano Theus. Qui incontra l'istruito e lungimirante priore dei Cordiglieri che gli offre un posto come medico presso l'ospizio del suo ordine. Il suo stato di immobilità e di monotonia del suo nuovo lavoro non gli fa rimpiangere la vita movimentata fino allora trascorsa, anzi è l'inizio di una nuova stagione della sua vita. Zenone continua la sua fervente attività intellettuale che però non si rivolge più alle grande tematiche ma alla riflessione sul corpo. Ne risulta un radicale distacco dai sentimenti e dalle emozioni, niente ha più per lui un nome, una forma, una funzione. È in questo momento che Zenone capisce che si sta compiendo in lui l'opus nigrum, ovvero il tentativo alchimistico di dissoluzione e di calcinazione delle forme. Il suo corpo diventa una macchina perfetta: non sente la fatica, le esigenze della carne e cura chiunque senza fare differenza e senza nessun coinvolgimento. Una nuova svolta nella vicenda di Zenone avviene quando il priore dei Cordigliere muore e con essa anche parte della sua copertura. Poco dopo un grave scandalo trapela dalle mura del convento: alcuni frati si riuniscono nottetempo in stanze sotterranee e insieme a una giovane conversa celebrano riti eretici. Uno degli adepti è frate Cipriano aiutante nell'ospizio di Zenone che al momento di difendersi coinvolge il medico accusandolo di complicità. Il finto dott. Theus si trova allora costretto a rivelare la sua vera identità e con essa vengono ricordate tutte le imputazioni d'eresia che fino ad allora gravavano sul suo nome. A nulla gli valgono le sue tesi difensive e dopo settanta giorni di agiata prigionia, la sua fine è ormai segnata. Ma la sera prima dell'esecuzione, quel distacco che aveva mantenuto dall'anima carnale si spezza improvvisamente. Zenone allora decide di mettere fine alla sua vita di propria mano prima che gli diventi impossibile una fine razionale.
Nel personaggio di Zenone si racchiude la sintesi dell'uomo rinascimentale e in particolare quell'esemplare di passaggio fra Medio Evo ed età moderna. Le teorie alchimistiche e quelle ermetiche sono un' eredità medievale che si intreccia alla modernità delle ricerche scientifiche, dello studio oggettivo dei classici e della posizione centrale dell'uomo. Per costruire questo complesso personaggio l'autrice si è ispirata alla storia reali di persone vissute in quei secoli come il chimico Paracelso, Michele Serveto, Leonardo dei quaderni, Erasmo da Rotterdam e il filosofo Tommaso Campanella. Come tutti queste grandi personalità anche Zenone ha dovuto patire il fatto di anticipare il pensiero del tempo. La sua figura di martire si spiega durante il suo processo quando si accorge, discutendo con i teologi, "che non esiste accomodamento durevole tra coloro che cercano, pensano, analizzano e si onorano di essere capaci di pensare domani diversamente da oggi, e coloro che credono o affermano di credere, e obbligano con la pena di morte i loro simili a fare altrettanto". Il libro offre anche una visione ampia della società del tempo, la varietà dei personaggi spazia dalle famiglie nobili a quelle mercanti da figure religiose ad altre politiche e si incontrano anche personaggi di basso rango: protestanti, artigiani, mendicanti, prostitute. Il tutto crea un affresco complesso e dettagliato di cui solo Zenone é capace di avere una visione razionale.
Un capitolo della prima parte è dedicato alla rivolta di Münster.
Strange infatuation seems to grace the evening tide. I'll take it by your side. Such imagination seems to help the feeling slide. I'll take it by your side. Instant correlation sucks and breeds a pack of lies. I'll take it by your side. Oversaturation curls the skin and tans the hide. I'll take it by your side.
I'm unclean, a libertine And every time you vent your spleen, I seem to lose the power of speech, Your slipping slowly from my reach. You grow me like an evergreen, You never see the lonely me at all.
I... Take the plan, spin it sideways. I... Fall. Without you, I'm nothing. Without you, I'm nothing. Without you, I'm nothing. Take the plan, spin it sideways. Without you, I'm nothing at all.